Sonia De Michiel PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA
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Articoli e riflessioni

Quando l'ansia si fa sentire: uno spazio per capirla

A volte il malessere arriva senza una ragione evidente. Per chiedere aiuto non serve avere già le risposte.

Ruscello immerso nella vegetazione

A volte il malessere arriva senza una ragione evidente. Per chiedere aiuto non serve avere già le risposte.

Può essere un pensiero che non si ferma, la sera, quando la giornata dovrebbe finire. Il fiato corto, lo stomaco chiuso, il sonno spezzato. L'abitudine di prevedere tutto ciò che potrebbe andare storto, e la fatica crescente di fare cose che prima venivano da sé. Oppure il disagio prende un'altra forma: una tristezza sorda, relazioni che costano più del solito, la sensazione di essere fermi mentre gli altri vanno avanti.

Poi spesso arriva una seconda voce, quella che giudica. «Dovrei farcela da solo». «Non ho nemmeno un motivo per stare male». Così alla sofferenza si aggiunge la vergogna di provarla.

Ma quello che senti esiste, anche se non sai ancora come chiamarlo. L'ansia, nel modo in cui lavoro, non è soltanto un guasto da eliminare. È anche un segnale: dice che qualcosa dentro di te chiede attenzione, e quasi sempre quel qualcosa ha una sua storia.